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Giovani, generosi e amanti del palcoscenico: ecco i super camerieri – VALERIO IZZO

Hanno meno di quarant’anni e in molti casi meno di trenta. Considerato che Michelangelo ne aveva 33 quando dipinse la volta della Cappella Sistina e Leopardi appena 20 quando scrissel’Infinito, la categoria della gioventù per lodare chicchessia non vale. Nel caso di specie serve per circoscrivere la generazione di camerieri grazie ai quali l’eterno refrain “la sala è in crisi” va svuotandosi di significato come un fico avvizzito al sole. È vero invece che c’è un manipolo di miliziani perfettamente a proprio agio nei panni del cameriere, pronto a sobbarcarsi le infinite ristrettezze della vita a servizio della ristorazione, ma per molte e buone ragioni. Perché la sala è il luogo dove si sentono a casa, indossano la divisa come una seconda pelle, e obbediscono al comandamento del mettersi a servizio della felicità degli altri che è poi l’unico modo per guadare la propria. Ovvero una singolare mistura di egotismo – non è forse la sala un palcoscenico da apparecchiare tutti i giorni? – e di generosità. Ecco chi dove quando come e perché regge il vessillo della ristorazione d’alta quota, ovvero i supercamerieri under Forty da Trieste in giù. A cominciare dal Centro-Sud. Non ama sentirsi dare del cameriere, con buona pace dei senior del servizio che portano appuntata al petto questa vecchia parola bistrattata non meno del ruolo.

Valerio Izzo, classe 1991, per definire il mestiere che è il suo, ricorre a una locuzione. “Sono un uomo di sala, non saprei come altro distinguere il ruolo che occupo da quello di un portapiatti”. La nota è senza disprezzo. Al più una presa di distanza dalla sciatteria opposta alla cura, l’offerta di una esperienza invece che una sedia. “Sono approdato in sala dopo essere passato dalla cucina, è lì che è iniziata la mia avventura in questo mondo. Ma mentre il primo era un ruolo che mi immalinconiva e incupiva, adesso sento di essere nel mio elemento, di fare la vita che voglio. Provo quel sentimento rarissimo e fortunato che è la gioia del lavoro, malgrado le gambe gonfie e la schiena a pezzi”. Un mestiere che si impara rubando con gli occhi.

Sonia Gioia per IL GUSTO.IT

 



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